Michele Pane: senza la “Scartoffia” ha lasciato un'impronta indelebile nella letteratura calabrese e italiana.

Il percorso scolastico di Michele Pane: una ricostruzione documentale

Come Redazione del “Progetto Michele Pane Poeta” riteniamo che, nell’affrontare un percorso di studio, divulgazione e valorizzazione dell’opera poetica di Michele Pane, sia anche necessario sgombrare il campo da alcune ipotesi “fantasiose” sul suo percorso scolastico e pertanto proponiamo un veloce confronto tra il "percorso standard" previsto dall'ordinamento scolastico dell'epoca (Legge Casati) con la realtà dei fatti storici e le evidenze documentali emerse.

1. Il percorso scolastico teorico (ordinamento vigente all’epoca)

Secondo l’ordinamento del tempo, il completamento degli studi necessari per l’accesso all’università richiedeva un iter lineare di 12 anni:

Scuola Elementare: 4 anni (dai 6 ai 10 anni d'età).

Ginnasio: 5 anni (divisi in 3 anni di Ginnasio inferiore e 2 di Ginnasio superiore, dai 10 ai 15 anni).

Liceo: 3 anni (dai 15 ai 18 anni).

Seguendo questo schema teorico, un nato nel mese di marzo 1876 avrebbe dovuto completare il percorso nel modo seguente:

SCUOLA ELEMENTARE

-         Inizio  non prima del 1° ottobre 1882

-         Fine Scuola Elementare: non prima diluglio 1886.

GINNASIO INFERIORE

-         Inizio: non prima del 1° ottobre 1886

-         Fine: luglio 1889.

GINNASIO SUPERIORE

-         Inizio: non prima del 1° ottobre 1889.

-         Fine: luglio 1891.

LICEO CLASSICO

-         Inizio: non prima del 1° ottobre 1891.

-         Fine (Maturità): luglio 1894.

 

2. L’inconciliabilità con le ipotesi biografiche errate

In primo luogo, l’evidenza storica della sua presenza negli Stati Uniti: Michele Pane approdò a New York l'11 giugno 1894. Tale dato certifica inequivocabilmente che il poeta non conseguì mai la Licenza Liceale in Italia, essendo partito per l'America circa un mese prima del periodo in cui avrebbe dovuto sostenere gli esami di Stato.

In secondo luogo, emerge l'assoluta infondatezza dell'ipotesi accademica per ragioni anagrafiche e didattiche: nel novembre del 1890 (periodo in cui, secondo alcune tesi, avrebbe frequentato l'Università di Napoli), Michele Pane aveva appena 14 anni. È dunque logicamente e legalmente impossibile che avesse potuto completare i 12 anni di scuola dell'obbligo e di istruzione superiore necessari per l'iscrizione universitaria.

L’affermazione di un biografo, secondo cui l’ipotesi della frequenza all’Università di Napoli nel 1890’ "non contrasta con nessuna parte nota della sua biografia", risulta pertanto smentita dal dato anagrafico e dalla cronologia scolastica vigente ed entra in aperto conflitto con la realtà dei fatti: all'età di 14 anni, Pane era ancora nel pieno del suo percorso ginnasiale e non possedeva, per ovvie ragioni di tempo e di età, alcun titolo abilitante all'istruzione superiore universitaria.

Conclusione

Il percorso di Michele Pane va dunque correttamente circoscritto: egli ha conseguito certamente la licenza ginnasiale inferiore e forse anche quella superiore, ma non ha assolutamente conseguito la licenza liceale.

Ma la sua formazione successiva e la sua maturazione intellettuale, profondamente segnate dall'esperienza migratoria e da un apprendimento di stampo autodidatta, sono di uno spessore tale da non rendere necessario attribuirgli titoli di studio mai conseguiti per elevare la sua figura; la grandezza del Poeta risiede proprio nella sua capacità di elaborare una cultura profonda e autonoma, che non ha avuto bisogno di titoli accademici per lasciare un'impronta indelebile nella letteratura calabrese e italiana,

Riportiamo un breve scritto che sintetizza e chiude il dibattito sul titolo di studio conseguito su Michele Pane e indica spunti sui quali lavorare nel portare avanti il Progetto “Michele Pane Poeta”.

“Michele Pane: l’anima lucente di una Calabria senza confini

Quando si parla di Michele Pane, non si sta parlando semplicemente di un poeta dialettale o di un letterato locale. Si sta parlando di una voce universale che ha saputo cantare l’intimo dell’animo umano, trasformando la terra d’origine, il Reventino, in un palcoscenico dove le passioni, i dolori e le speranze di un intero popolo hanno trovato cittadinanza poetica.

La doppia anima: l’italiano e il calabrese 

Ciò che rende Pane un caso letterario di rara bellezza è la sua capacità di maneggiare il linguaggio. Non ha scelto tra il "dotto" e il "popolare": li ha fatti dialogare. La sua padronanza della lingua italiana gli ha permesso di elevarsi a tematiche filosofiche e civili con eleganza, mentre l’uso del dialetto calabrese – nelle sue varianti più autentiche e musicali – ha dato corpo alle radici, ai sentimenti viscerali, a quel mondo contadino che, sotto la sua penna, smette di essere "provinciale" per diventare simbolo di una condizione umana eterna. Non è una mera scelta stilistica, è una scelta d’amore: il dialetto è il suo sangue, l’italiano è la sua finestra sul mondo.

Un valore che trascende il "titolo di studio" 

Spesso, la storiografia accademica tende a misurare il valore di un autore attraverso il rigido calendario degli studi. Ma la grandezza di Michele Pane non si è certo fermata tra i banchi di un Ginnasio. Il suo valore è quello dell’autodidatta illuminato, di colui che ha fatto della lettura, dell’osservazione della natura e dell’ascolto del popolo la sua vera università. Il fatto che abbia conseguito la licenza media e la licenza del ginnasio inferiore e forse anche del superiore, secondo le possibilità e le necessità dell’epoca, non sminuisce di un millimetro la sua levatura intellettuale; anzi, la esalta. Egli dimostra che la vera cultura non è il possesso di una pergamena, ma la capacità di elaborare un pensiero profondo, di costruire metafore originali e di possedere una sensibilità morale che molti accademici di allora (e di oggi) potrebbero solo invidiare.

Etica, moralità e coraggio 

Michele Pane non è stato solo un uomo di versi, ma un uomo di princìpi. La sua personalità è intrisa di quella dirittura morale tipica di chi conosce la fatica e non scende a compromessi con la mediocrità. I suoi scritti sono permeati da un’etica dell’onestà, da un rispetto sacro per la famiglia, per la terra e per il prossimo, valori che ha difeso con la coerenza di chi ha sempre vissuto con la schiena dritta. La sua poesia è un atto di resistenza: resistenza contro l’oblio, contro l’ingiustizia e contro la banalità del vivere.

Un patrimonio da riscoprire 

Oggi più che mai, Michele Pane merita di uscire dalle cerchie ristrette degli estimatori per entrare di diritto nel canone della letteratura italiana del Novecento. È giunto il momento di studiarlo nelle scuole, non come una curiosità folkloristica, ma come un maestro di vita e di stile.

Il suo "titolo di studio" è scritto nelle migliaia di versi che hanno dato dignità alla nostra lingua e alla nostra terra. La sua vera laurea gliel’ha conferita il tempo, che ha saputo conservare la sua memoria, e gliela conferiamo noi, ogni volta che, leggendo le sue parole, sentiamo battere forte il cuore della nostra umanità.”

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