A mia Figlia Libertà : la poesia del ritorno delegato

Penelope Libertà è l'ultima a destra nella foto

Michele Pane ebbe con la figlia Penelope Libertà un legame profondissimo, nel quale si intrecciano affetto paterno, nostalgia dell’esule, memoria della Calabria e desiderio di trasmettere ai figli il senso delle proprie radici. La stessa scelta del nome Libertà rivela molto della personalità del poeta: non è soltanto un nome familiare, ma una dichiarazione ideale, coerente con il temperamento ribelle, anticlericale o comunque insofferente verso ogni forma di oppressione, e con la sua sensibilità socialista e libertaria.

Pane, emigrato negli Stati Uniti, visse a lungo la condizione dolorosa dell’uomo diviso tra due mondi: da un lato l’America, luogo del lavoro, della fatica e della sopravvivenza; dall’altro la Calabria, terra dell’infanzia, degli affetti, della lingua materna e della memoria. In questo orizzonte, la figlia Libertà assume un valore particolare: diventa quasi il ponte vivente tra la nuova vita americana e la patria lontana.

Un momento decisivo del loro rapporto è legato al viaggio di Libertà in Italia. Nel 1937, in occasione del Pellegrinaggio della Vittoria, Michele Pane colse l’opportunità di mandare la figlia nella terra d’origine, affinché potesse conoscere i parenti, i luoghi del padre e la Calabria tante volte evocata nei racconti familiari e nei versi. Libertà doveva anche rivedere Oronzo De Pascalis, l’uomo conosciuto a Chicago e destinato a diventare suo marito.

Per questa occasione Pane compose la celebre poesia A mia figlia Libertà, una delle liriche più intense del suo itinerario umano e poetico. Il testo non è soltanto un saluto alla figlia che parte: è una vera consegna spirituale. Attraverso Libertà, il poeta torna idealmente ad Adami, al Reventino, ai luoghi della giovinezza, agli affetti perduti. Non potendo accompagnarla fisicamente, le affida il compito di vedere, salutare, riconoscere e quasi riannodare per lui i fili spezzati dell’esilio.

La figlia diventa così una sorta di messaggera della memoria. Il suo viaggio non è soltanto privato o familiare, ma assume un significato simbolico: è il ritorno della discendenza alla terra delle origini. In lei il poeta vede la possibilità che la Calabria non rimanga soltanto ricordo doloroso, ma continui a vivere nelle nuove generazioni nate o cresciute lontano.

Nel 1938, Libertà sposò Oronzo De Pascalis a Roma. In quell’occasione Michele Pane tornò finalmente in Italia dopo molti anni e, dopo il matrimonio, poté rivedere anche la sua Adami, dove rimase dal 20 ottobre 1938 fino al settembre 1939. Fu un ritorno carico di emozione, ma anche di amarezza: molti familiari erano scomparsi, il paese era cambiato, e ancora una volta non riuscì a trovare le condizioni per stabilirsi definitivamente in Italia.

Il rapporto tra Michele Pane e Libertà, dunque, illumina uno dei temi più profondi della sua poesia: il legame tra paternità, esilio e memoria. La figlia non è soltanto destinataria di un affetto tenerissimo; è anche figura simbolica della continuità, della speranza e del ritorno. Attraverso di lei, Pane prova a ricucire la frattura prodotta dall’emigrazione: quella tra il mondo lasciato e il mondo abitato, tra la Calabria sognata e l’America vissuta, tra la memoria del padre e il futuro dei figli.

In questo senso, "A mia figlia Libertà" può essere letta come una poesia del ritorno delegato: il poeta non torna ancora con il corpo, ma torna con lo sguardo della figlia. Le affida la sua nostalgia, la sua identità e il suo bisogno di riconciliazione con la terra natale. Libertà diventa così il nome di una persona amata, ma anche il nome di un destino inseguito per tutta la vita: la libertà dall’oppressione, dalla miseria, dall’esilio interiore e dall’oblio.

Testo della poesia "A mia figlia Liberta":

Quand'arrivi alla colla d'Acquavona
quante funtane truovi: chilla''e Giallu,
de Surruscu e tanta'autre...'ntra la valla
l'acqua d'ille, calandu, ohi cumu sona!
vuoscura 'ncutti, dilizia de friscura,
pratura virdi... 'na tranquillità:
chilla è la conca de Dicollatura,
e tu salutamilla, o Libertà!
 
Sutta de Riventinu, lu paisiellu
primu chi truovi ha nume Tumaini
(parrocchia 'e S. Bernardu) ed ha vicini
lu Canciellu, 'u Passaggiu, 'u Praticiellu,
Rumanu,e doppu sû le Casenove,
li Cerrisi e l'Addame de papà:
(l'Addame, chi d'uu core sue 'un se smove
ppe' tiempu e luntananza, o Libertà!)
 
Andandu, si tu passi pe' lu chianu
d''u Praticiellu, truovi 'u campusantu:
llà fermate a portare lomio chijantu
ali cari chi sutta terra stanu...
Cà, ccu tuttu ca si' “furasterella”
e nullu d'ili te canusce e sa,
la tua visita, o figliama mia bella,
ad illi de rifriscu le sarà.
 
All'Adame tu truovi zu Luice
ccu' zâ Maria e Marianna,
chi te cùntane d''a tua santa Nanna
(e vene de l'Accària zâ Filice):
 
Te mustranu li luochi chi lassai
tantu amati, chi forse 'un viju cchiù,
ma me cumpuorte ppemmu tu le sai
c'a fràtitta ed è sùorta 'e 'mpari tu.
 
Vasa ppe' mie d''a vecchia casa 'e mura
lu “cippariellu” mio d''u focularu,
le ziarelle, zu Luice caru,
sira e matina, cientu vote l'ura.
Circa 'ntra 'e carte de la livreria
'ncunu ricuordu d''a mia giuventù,
e sentirai l'adduru e l'armunia
de 'sta mia vita, chi nun vale cchiù.
 
Quande sienti sonare matutina,
zumpa d''u lietu, spalanca 'u barcune,
saluta 'u sule chi d''u Carigliune
s'auza maestusu allu cielu turchinu.
Oh qùante vote l'àdi salutatu,
quand'era virde... (ma...quant'anni fa?)
papà tuo ch'è mbecchiatu, no' cangiatu
e resta “calvrise”, o Libertà.
 
Pue te lieju 'ntra l'uocchi, quandu tuorni
li signi de la luoro amurusanza,
e me torna a jurire lasperanza
de finire ccud'illi li mie' juorni.
 
Tornanduce pue nue, tutti a 'na vota,
cchi gioia chi nun forra, o Libertà!
Speramu sempre: “'u mundu gira e vota”,

chi sa si 'u suonnu nun s'avvererà!


Italianizzazione delle Poesie di Michele Pane

L'italianizzazione delle poesie di Michele Pane non costituisce una sostituzione del testo dialettale né un'operazione di semplificazione letteraria.

Essa rappresenta una scelta culturale consapevole, fondata sul rispetto dell'originale e orientata alla sua più ampia diffusione.

Il suo obiettivo non è riscrivere Michele Pane, ma consentire alla sua voce di continuare a essere ascoltata.

Testo di "A mia figlia Libertà" italianizzato

Quando arrivi al passo di Acquavona
quante fontane trovi: quella di Giallu
de Surruscu e tante altre… nella valle
la loro acqua, scendendo, ohi come suona!
Boschi fitti, delizia di frescura,
prati verdi… una tranquillità:
quella è la conca di Decollatura
e tu salutamela, o liberta!

 

Sotto di Reventino, il paesello
Primo che trovi, ha nome Tomaini
(parrocchia di San Bernardo) ed ha vicini
Cancello, Passaggio, Praticello
Romano, e dopo sono le Casenove,
Cerrisi e Adami di papà:
(Adami, che dal cuore suo non si smuove
Per tempo e lontananza o Libertà)

 

Andando, se tu passi per il piano
Del praticello, trovi il camposanto:
là fermati a portare il mio pianto
ai cari che sottoterra stanno…
che, con tutto che tu sei “furesterella”
e nessuno di loto ti conosce e sa,
la tua visita, o figlia mia mia bella,
a loro di sollievo gli sarà.

 

Ad Adami tu trovi zio Luigi
Con zia Maria e Marianna
Che ti raccontano della tua santa nonna
(e viene da Accaria zia felice):

 

Ti mostrano i luoghi che lasciai
Tanto amati, che forse non vedo più,
ma mi confortaperchè tu li sai
che a tuo fratello ed a tuta sorella l’insegni tu. 
Bacia per conto mio della vecchia case le mura
il sedile di legno mio del focularu
le ziette, zio luigi caru,
sera e mattina, cento volte l’ora.
Cerca nelle carte della libreria
Qualche ricordo della mia  gioventù
E sentirai l’odore e l’armonia
Di questa mia vita che non vale più.

 

Quanto senti suonare il mattutino
Salta dal letto, spalanca il balcone
Saluta il sole che dal gariglione
Si alza maestoso al cielo turchino
O quante volte l’ha salutato
Quand’era giovane… (ma… quanti anni fa?)
Papà tuo che è invecchiato, no  cambiato
E resta calabrese, o Libertà

 

poi ti leggo negli  occhi quando torni
i segni della loro amorevolezza
e mi torna a fiorire la speranza
di finire con loro i miei giorni.


 

Tornandoci poi noi tutti insieme
Che gioia che sarebbe, o libertà!
Speriamo sempre: il mondo gira e torna,
chi sa se il sonno non si avvererà! 


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