In Adami, paesino sperduto tra il verde dei castagni, alle pendici del monte Reventino nacque Michele Pane l' 11 marzo del 1876.

Posto a poca distanza dalla Conflenti di Vittorio Eutera e dalla Pedace di Michele De Marco, questo paesino, proprio per aver dato i natali a Michele Pane, fu definito da Giuseppe Isnardi il focolare poetico piu vivo della Calabria.

Zio materno di Michele Pane fu Francesco Fiorentino di Sambiase, filosofo di fama nazionale.

La sua infanzia trascorse spensierata e serena nel paese natale, in seno alla sua famiglia, che per quella epoca poteva dirsi agiata.

Frequentò le scuole elementari di Sambiase, paese della mamma, prosegui gli studi ginnasiali dapprima a Nicastro, allora grosso centro agricolo della piana di S. Eufemia e poi a Monteleone oggi Vibo Valentia.

Benché fornito di ingegno vivo e di esuberante  vitalità,  non  portò  a  compimento  gli  studi.

Se ne ignorano le ragioni.

Luigi Costanzo, suo fraterno amico ed estimatore, si limitò a dire che circostanze molteplici gli resero impossibile la prosecuzione degli studi. Continuò tuttavia, per suo conto a studiare i poeti e tra questi con particolare amore i moderni, che costituirono il vital nutrimento dell'anima sua.

Di statura media, bruno di volto, di natura ardente ed appassionata, ebbe nel suo paese natale diverse avventure amorose, come si rileva anche dalle sue raccolte poetiche.

"Simpaticissimo ed irresistibile rubacuori" lo chiama Guido Cimino, insigne magistrato  ed apprezzato poeta anche Lui.

A diciotto anni attratto da un sogno luminoso, parti per l'America dove elaborò la ”Trilogia” ma poco dopo con la disillusione nel cuore, tornò al suo borgo natio, che costituì il sospiro costante del suo cuore.

Nel 1897 prestò il servizio militare a Foggia nel 56° Reggimento di Fanteria. Fu proprio a Foggia nel 1898 che egli pubblicò "L'uominu Russu", che è una felicissima satira dei millantatori di eroismo.

Il poemetto, di ispirazione risorgimentale radicale, gli valse un processo penale intentatogli da un amministratore locale che si riconobbe nel ritratto di un miles gloriosus garibaldino.

Nei primi anni del secolo, lasciatosi travolgere di nuovo dall'onda disordinata e tumultuosa delle correnti migratorie, spinto, piu da un segreto spirito di avventura, che da reali necessità economiche, abbandonò per la seconda volta il paese natale e ritornò negli Stati Uniti d'America.

Trovò occupazione presso la Ditta Bancaria C. Tarabella e C. con una retribuzione modesta, ma che gli consentiva di sbarcare il lunario. Nel 1906 fondò "La Calabria Letteraria" periodico mensile che seppure ebbe vita breve, appena un anno, contribuì a tenere viva la fiamma per la terra natia, in mezzo alla colonia dei Calabresi d’America.

Nello stesso an no ( 1906) pubblicò il volume di versi "Viole e ortiche", nel quale, accanto a poesie in dialetto appaiono anche liriche in lingua italiana.

Rientrato in Italia nel 1909 pubblicò a Napoli per i tipi di Casella un altro volume di poesie in vernacolo Calabrese dal titolo ''Accuordi'', che, accolto con simpatia dalla critica, ebbe una discreta diffusione nel mondo culturale Calabrese.

Ritornato a New York nel novembre del 1910, spera va di trovare una occupazione migliore; tale speranza poggiava su una raccomandazione, che, per spontaneo interessamento del Colonnello Garibaldino Commendatore Achille Fazzari, che lo aveva nelle sue grazie, l'ambasciatore d'Italia in Francia S.E. Tommaso Tettoni, aveva inviato al console di New York.

La raccomandazione però non ebbe l'esito sperato e Michele Pane senza dolersene, riprese il lavoro presso la Ditta bancaria C. Tarabella e C., dove aveva per un lungo settennio lavorato, come egli stesso ebbe a dire, ''con fedeltà ed onore''.

Pure in mezzo alle difficoltà economiche che lo accompagnarono quasi per tutta la vita, la musa non si stancò di sorridergli e nel 1913 pubblicò "Sorrisi" e nel 1914 "Peccati".

Nel  1915 su proposta  dell'illustre  Prof.  Stanislao De Chiare, presidente della gloriosa accademia cosentina venne eletto all'unanimità socio corrispondente della medesima accademia.

Nel 1916 videro la luce altri due componimenti del Pane "Lu calavrise 'ngrisatu" (Il Calabrese anglicizzato nella lingua)' e "Laude al San Sidero".

Il primo può considerarsi una satira bonaria dell'emigrante calabrese, che, scrivendo al padre in Calabria, gli racconta le meraviglie del nuovo mondo, usando spesso termini, che, alterati nella pronuncia, acquistano un doppio senso comico e ridevole; l'altro è un inno che il poeta innalza al magnifico vino di Sambiase (Catanzaro) di cui divenne importatore  e rivenditore a Brooklyn.

Negli Stati Uniti il Poeta visse prevalentemente a Chicago, dove rimase quasi ininterrottamente fino alla morte svolgendo prevalentemente l'attività di giornalista e di editore.

Nel 1925 fondò  la rivista letteraria Il Lupo, in lingua italiana e inglese.

Ritornò in Italia solo nel 1938 per un breve periodo, in occasione del matrimonio della figlia Libertà.

Michele Pane: La Poesia

Un continuo ripiegarsi dell'anima su se stessa per richiamare in vita i fantasmi di un mondo che, benché lontano nel tempo e nello spazio, è costantemente presente nel suo cuore, costituisce l'essenza piu genuina della poesia di Michele Pane, che Umberto Bosco definisce "il maggiore dei poeti calabresi”, e che Corrado Alvaro apprezza per la sua ''vena melodica, cantabile” , e per la scelta ''delle natie parole piu piene di passato e di echi antichi".

Rivivono infatti nell'onda melodica del suo "canto" quadri vivi e indimenticabili di piccole cose genuine e fresche, sentimenti che provano coloro che trascorrono l'infanzia e la giovinezza nella semplicità di un ambiente agreste e paesano, protetti dall'ombra amica di un campanile rustico, consacrato dalla fede ardente e pura dei padri, brani lirici colti al volo o nel persistere di un ricordo, che piu non si cancella nel corso del tempo".

Poesia quella del Pane, dunque, che ha il "magico potere di risvegliare anche in noi ricordi di tempi migliori, far palpitare in fondo alla distrutta anima nostra qualche lembo sopito, dimenticato, mentre un mesto senso di rimpianto ci pervade e ci fa pensosi".

È raro trovare tra i poeti dialettali un altro che al pari del Pane sappia raggiungere, nel ritmo del verso, una vibrazione cosi intensa di palpiti interiori, che hanno il potere di sollevare il lettore nelle regioni incantate e suggestive del sogno.

Secondo qualche critico il "Pane respirò l'arte freschissima della poesia pascoliana; si scaldò alla fiamma dell'arte del Carducci e di quella del D'Annunzio; prestò una certa attenzione ai versi orecchiabili di Lorenzo Stecchetti e di Giovanni Marradi, ma l'arte sua piu vera si trova nelle poesie dov'egli è se stesso; in quell'arte che è sua, creata dalla sua anima a propria immagine e somiglianza.

Originale è dunque la poesia di Michele Pane, in quanto nata da un bisogno impellente di tradurre in immagini i sentimenti molteplici che gli germogliavano nel segreto della sua anima sensibilissima, pronta a vibrare anche dinanzi ai trasalimenti meno percepibili della natura e delle cose.

Dotato di una immaginazione calda e possente Michele Pane assomma in sé tutte le virtù della gente calabra, appassionato e romantico, forte nei sentimenti e di conseguenza tenace nell'odio e nell'amore, ma  soprattutto profondamente  innamorato  della sua terra, anche quando un destino avverso lo ha sradicato da essa.

“Poca favilla gran fiamma”, - dice il padre Dante nel primo canto del Paradiso - ebbene, mi auguro che il mio lavoro possa richiamare l'attenzione di studiosi di maggior respiro sull'opera completa del cantore di Adami, che per un anime consenso della critica meriterebbe d'essere conosciuto anche in campo nazionale al pari di un Porta, milanese, di un Di Giacomo, napoletano, di un Belli, Pascarella, Trilussa, romani.

Reprint da Peppino Scalzo “I Poeti del Reventino”

Elenco delle Opere

L'uominu russu (L'uomo rosso), pubblicato a Foggia nel 1898

Trilogia pubblicato a Nicastro nel  1901

Viole e ortiche pubblicato a New York nel 1906

Accuordi (Accordi) pubblicato a Napoli nel 1911

Sorrisi pubblicato a New York nel 1914

Lu calavrise ngrisatu (Il calabrese che parla inlingua inglese) pubblicato a New York nel 1916

Peccati pubblicato a New York nel 1916